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in scena da Mercoledì 28 a Venerdì 30 Aprile, Ore 21.00
ingresso secondo i Prezzi degli Appuntamenti in Stagione
TIME OUT
Progetto Palco - Campo Teatrale
regia di Lia Gallo luci di Toni Caroppi con Alessandra Lacava, Andrea Toselli, Benedetta Nocera, Francesca Cerminara, Kacem El Attioui, Livia Bonetti, Marco Casiroli, Maria Grazia Germinario, Matteo Colombo, Mayil Georgi. un grazie particolare a Compagnia NUT, Gigi Benedettini e Paolo Piccinini
Tutto in una notte... come tante notti... un dentro e un fuori che, a volte, fa paura. Un luogo, i cui muri trasudano umanità. Le voci di chi “ha sbagliato” raccontano con leggerezza, ironia, poesia e drammaticità, la fatica del vivere di ogni giorno all’interno di un carcere, dove il rimorso fa a pugni con i pensieri che non lasciano dormire. Scorze dure con un cuore nella testa, personaggi a metà tra il reale e il fiabesco. “Finale di partita” di S. Beckett si mescola alle parole vere, intense, di chi il carcere lo vive davvero: detenuti e guardie, e di chi da fuori lo subisce. Siamo tutti sulla stessa barca. A giocare ogni giorno la partita per la vita, proprio perché: “non può darsi che noi... che noi... si abbia un qualche significato?”
Lo spettacolo replicherà in data 2 Maggio 2010, presso la Casa Circondariale di Bollate.
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OVUNQUE SEI mediometraggio
Progetto Cinema - Campo Teatrale
Foto di Laura Triscritti "Tepée"
una produzione Campo Teatrale e Fuoricampo regia e sceneggiatura Attilio Azzola fotografia Valerio Ferrario operatori Valerio Ferrario, Filippo Pascuzzi, Lisa Cerri assistente di produzione Sonny Aro, Elvi Sota scenografia Giulia Capodieci e Biagio Iudica fonico di presa diretta Massimiliano Santillo montaggio Attilio Azzola, Lisa Cerri, Filippo Pascuzzi backstage fotografico Laura Triscritti "Tepée" e Umberto Sommaruga attori_autori Fabio Nastasi, Helga Micari, Kacem El Attioui, Laura Triscritti, Lisa Cerri, Luca Sigismondi, Matteo Colombo, Michele Agrifoglio, Natalia Musazzi, Simone Bacuzzi, Valentina Guarino con la partecipazione di Luca Confortini, Sonny Aro, Daniele "Don" Torza
In teatro da sempre l'improvvisazione è una delle componenti creative fondamentali. In questo senso penso sia alla tradizione della commedia dell'arte, che in qualche modo continua a perpetrarsi nei moderni laboratori di cabaret, sia alla prassi con cui gran parte del teatro di ricerca monta gli spettacoli. Al contrario fin dal primo giorno in cui si mette piede nelle scuole di cinema, viene insegnato che tutto in un film deve essere scientificamente calcolato e che nulla può essere lasciato al caso. Ogni fase delle riprese e della realizzazione è lungamente meditata e sottoposta a vagli di ogni genere: dalla sceneggiatura, al piano delle riprese, allo storyboard e così via. Sono emblematici in questo senso gli esempi di cineasti come Hitchcock o Kubrick, che in pratica pianificavano maniacalmente ogni singola inquadratura o battuta. Ergo, in teoria gli spazi per l'improvvisazione sono praticamente inesistenti. In teoria appunto. Negli anni ho scoperto sulla mia pelle che anche in un film le cose più interessanti nascono spesso per caso e bisogna essere abili a saper ascoltare la chimica imprevedibile che si crea sul set. Per quanti esempi di perfetta pianificazione ci siano, altrettanti se ne possono citare di incredibili e innovativi a partire da un lavoro di improvvisazione. Penso a Rossellini e Fellini, ma anche all'improvvisazione pianificata e intellettuale di Godard o piuttosto a Ken Loach, che, prima di scrivere i dialoghi, affronta una fase di lavoro su canovaccio con gli attori con i quali personalizza le battute in modo da rendere il linguaggio più vivo ed efficace. In particolare sono un ammiratore del grande John Cassavetes, che sopratutto nei suoi primi lavori, era solito buttarsi nell'impresa di realizzare il film a partire solo da una trama generica e lasciare agli attori, e a se stesso, tutta la libertà e il rischio di scoprire sul set dove la storia li avrebbe portati. Il risultato cinematografico non sempre è perfetto ma ricchissimo sotto il punto di vista attoriale e per il senso di verità che ne scaturisce. Sarà bene precisare cosa si intende con la parola "improvvisazione", che non ha nulla a che vedere con l'andare davanti alla telecamera, piuttosto che su un palco, e fare quello che ci aggrada in quel momento. Chi ha studiato la commedia dell'arte sa che improvvisare è un'arte complessa che paradossalmente non s'improvvisa e per potere fare qualcosa di veramente interessante a livello creativo prevede un grande studio preliminare. Seguendo questa ipotesi di lavoro, nei mesi precedenti le riprese abbiamo cercato di chiarirci chi fosse ciascun personaggio a tal punto da sapere esattamente come avrebbe reagito nelle varie situazioni e quali sarebbero stati i meccanismi di interazione con gli altri. Seguendo l'esempio di Cassavetes, abbiamo scelto un percorso di certo pieno di incognite e con tutti i limiti del caso, ma che, per me come regista e per gli attori-autori coinvolti, è stato estremamente stimolante. Confido che sia stato solo il primo passo per noi in una direzione nuova e fruttifera.
_____________________________________________ INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
TEATRO GUANELLA Dal Lunedì al Venerdì dalle 10.00 alle 19.00 Tel 02 26113133 prenotazioni@teatroguanella.it
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