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| Storia di un attore che, svegliatosi, scopre di essere stato trasformato in un prete
César Brie
in scena Lunedì 26 Novembre - Ore 21.00
di C. Brie scenografia, testo, regia e interpretazione di César Brie musica di Antonio Vivaldi
Per confondere gli spettatori Il tema di questo spettacolo è l’amore. Il personaggio è un prete. L’azione si sviluppa nella stanza del prete dietro la sagrestia. Il tema permette all’autore di rivedere la sua esistenza ed il prete permette all’attore di dialogare con Dio, nel quale non crede. Il pubblico fittizio, rappresentato sulla scena, permette al sacerdote di rivolgersi al pubblico reale senza confonderlo con il suo gregge. Deve essere chiaro: il personaggio del prete esiste affinché si accetti la sua irrealtà. Non si tratta di credere nella verità della scena ma nella verità della finzione. Un attore è un uomo che scolpisce un altro uomo tra gli uomini. La sua falsa autobiografia ha interrogato la vostra biografia? Su questo argomento l’autore e l’attore sono gli unici che non possono aprire bocca.
Scene: L’incubo Il buio Il corpo di un attore L’arte poetica Il silenzio Il mare Il commiato La confessione Il sorriso e il mestiere Ninna nanna Il sogno Le vestigia dell’ amore La madre I resti del naufragio
Sono nato e cresciuto in un paese cattolico: L’Argentina. Mi sono allontanato dalla chiesa a sedici anni ma ho potuto riflettere su questo rifiuto soltanto molti anni dopo, quando sono stato in grado di rivedere il mio passato. La religione allora rappresentava una via, un tragitto di azioni sociali e spirituali che affermavano la mia fede, la diffondevano e mi inducevano a comportarmi secondo le sue regole e ad osservare il mondo attraverso di esse. Nell’abbandonare la religione, avevo coscienza di dover percorrere un’altra strada. Mi sono dedicato al teatro e ho formato parte di quel movimento teatrale in cui il lavoro artistico si mescolava all’impegno sociale. Non sono religioso ma non ho messo una pietra sopra le mie esperienze dell’infanzia e della adolescenza.
Così, oggi, davanti ad un bivio nel mio cammino nel teatro, trovo una tonaca appesa ad un albero. La tonaca è quella di un prete. Il bivio é la mia scelta di tornare a vivere e lavorare in America Latina, una terra così ricca da esportare caffè, mais, calciatori, scienziati, artisti, e così povera da non riuscire a tenerseli. L’albero dal quale pende la tonaca rappresenta questi anni di lavoro ostinato e di esilio volontario. I suoi frutti non sono soltanto le mie opere. Sono anche i miei errori, quello che ho distrutto, le fatiche inutili. Sono il primo a stupirsi: i miei fallimenti hanno germogliato. Con quella tonaca e questi frutti ho costruito quest’opera.
César Brie
RASSEGNA STAMPA |
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