PIRANHA


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Progetto patrocinato dal

Consiglio di Zona 8 - Comune di Milano  

   

   

 

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e promosso da   

   

   

Spettacolo segnalato su

  

Produzione Campo Teatrale

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con Simone Bacuzzi, Dario Cappuccio, Viola Di Lauro, Francesco Esposito, Joe Falcone, Sara Giovannoni, Chiara Marzorati, Alessandra Mazzeo, Nicole Moller, Chiara Morelli, Emanuela Nadin, Ylenia Proietto, Natalia Sangiorgio, Davide Scalenghe Migliarini, Miriam Tavano, Maria Terruzzi, Roberto Virgilio

regia di Carlotta Calò

aiuto regia Marco Bolla

durata 40 minuti

età scuole secondarie di primo e secondo grado  

 

Lo spettacolo Piranha nasce dalla ripresa di un saggio di Campo Teatrale della classe di Recitazione Under 18 - corso Avanzato e dal suo sviluppo in una direzione di maggior approfondimento.

 

Il progetto si avvale della partecipazione di 17 ragazzi tra i 16 e i 18 anni, in un lavoro, fuori dalle logiche della produzione teatrale consueta, profondamente corale, dove l’esperienza del gruppo esprime la condivisione di energie creative, ludiche ed improvvisative: i ragazzi vanno a rappresentare se stessi, o meglio il mondo dei loro coetanei, sia pure nella sua chiave più deteriore ed esasperata.

 

Infatti il linguaggio utilizzato nella rappresentazione riporta al realismo senza mediazione e alla quotidianità di un vissuto molto vicino agli attori sulla scena.

 

La messa in gioco di parti di sé, di frammenti di storie vissute o partecipate, rende l’esperienza dello spettacolo una rappresentazione di fatti, molto vicini alla cronaca contemporanea, ma anche espressione di atteggiamenti e disagi, trasversali ai tempi attuali e riconducibili alla difficoltà di un’età della vita critica per antonomasia: l’adolescenza.

 

Si è scelto di rappresentare il tema caldo del ‘bullismo’, non solo nelle sue manifestazioni più evidenti e violente, ma in tutte le sue forme più subdole e sotterranee, scoprendo forse che esso costituisce proprio una cifra nelle relazioni fra persone che si trovano ad intraprendere il loro passaggio di crescita più delicato: quello dell’accettazione da parte del gruppo all’interno di un contesto sociale tipicamente urbano e già irrigidito da regole pre-imposte, ora necessarie, ora non comprese.

In questo gioco relazionale fluido e in continuo pericoloso divenire ognuno si rivela a tratti vittima, a tratti carnefice, talvolta contemporaneamente.

 

Bullismo, dunque, come sudditanza psicologica, senso di umiliazione ed inadeguatezza, imposizione di una leadership basata sul timore, fino alla degradazione della violenza fisica.

Alcune scelte si impongono: posso emergere come leader oppure arruolarmi fra i gregari; per non essere scelto quale vittima designata, spesso senza neppure un motivo giustificato, mi confondo nell’omologazione dei modi, dei costumi, del linguaggio.

 

Alla domanda sulle possibili vie d’uscite lo spettacolo non vuole rispondere, preferendo il racconto della realtà, alla soluzione di una condizione complessa in cui tante dinamiche intervengono, e rilanciando allo spettatore la palla dell’azione.

 

Tuttavia, una risposta possibile risiede nello stesso agire teatrale.

Infatti crediamo che il bullismo, certo non nasca oggi, ma ora più di sempre conosca una stagione di successo proprio perché può essere rappresentato con estrema facilità da mezzi di comunicazione di immediata disponibilità, rapido consumo e confortante anonimato.

A questa modalità violenta di espressione si oppone, crediamo, l’esperienza di un gruppo di ragazzi che investe il proprio tempo e impegna la propria fisicità nella pratica scenica, elaborando così una risposta costruttiva sia pure non definitiva. Ancora una volta, dunque, il teatro, luogo della compresenza fisica ed emotiva fra interlocutori sociali diversi, si riscopre spazio dell’incontro non casuale, tempo dedicato all’investimento di pensiero, ring ove intraprendere un corpo a corpo mai anonimo, magari rivelatore, certamente significativo.

 

Carlotta Calò

  

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