| Lettera Aperta 2009-2010 |
| Scritto da Amministratore Campo Teatrale | |
| venerdì 06 novembre 2009 | |
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“Non è più tempo di fare l’arte per l’arte, è tempo di fare dell’arte per l’umanità.” Giuseppe Pellizza da Volpedo
APPUNTAMENTI 2009-2010
Cari spettatori, io sono un teatro, soltanto un teatro. Voi lo sapete benissimo, in fondo non è la prima volta che vi scrivo una lettera. E’ a me stesso che devo ripeterlo ogni tanto: “ricordati che sei un teatro!” Va bene, ora me lo segno. Per carità, io sono contento di quel che sono. Volendo semplificare, da me salgono sul palco artisti che hanno voglia e necessità di raccontarvi qualcosa. Luogo di Aggregazione, direbbe la Compagnia Effetto Larsen, che porterà in scena una performance sulle relazioni di grande ricchezza espressiva. Voglia e necessità, non ho scritto “urgenza”: perdonatemi, ma questa parola talvolta usata per moda a me fa sembrare gli artisti un popolo di incontinenti. Non so se un teatro può essere permaloso, ma al mio palcoscenico ci tengo e non vorrei correre il rischio che ci facciano sopra il primo spettacolo che gli scappa. Le mode culturali, il moltiplicarsi dei premi, ma anche la sofferenza dell’uomo, la purezza dei bambini: sono i temi attorno ai quali, con la consueta ironia, Gaetano Ventriglia ha costruito Il Premio Dostoevskij.
Un teatro non potrà essere permaloso, avere un carattere. Ma con la memoria come la mettiamo? Tra le assi del mio palcoscenico ancora possono trovarsi i chicchi di miglio de “Il Cielo degli Altri”, uno spettacolo di César Brie sul tema dell’emigrazione. Chi lascia la propria casa spera di trovare sotto un diverso cielo uno stesso orizzonte di umanità. Per onorare quella speranza ho deciso di ospitare una rassegna di sei spettacoli sul tema dei migranti e dell’integrazione: La vita davanti a sè, Qualcosa di nuovo, Congotrail, I passeggeri del battello, Lampa Lampa, Nadia. L'essere straniero. La rassegna, con il consenso di quel Maestro che ogni tanto torna a trovarmi, ruba il titolo al suo spettacolo. Un viaggio di speranza, quello dei migranti, a volte una fuga, altre un miraggio, spesso una tragedia. Come quella raccontata dal Teatro La Madrugada a proposito della leggendaria crociata dei bambini: il mare avrebbe dovuto aprirsi davanti a loro, facendoli arrivare in Terra Santa A piedi asciutti.
Questo lo può fare un teatro, vero? Avere memoria di un chicco di miglio e far sì che diventi seme. Con la memoria, ma di un solo giorno, si cimentano gli esilaranti Omini: ad essere salvato dall’oblio è il 7 novembre 2008, un giorno in cui forse non è successo niente ma che, come ogni giorno, ha in sè un po’ di bellezza. La bellezza, si sa, è donna, e chi dice donna dice danno. Danno conto di questi e altri luoghi comuni sul genere femminile, sull’amore e sul rapporto uomo-donna Daniele Timpano ed Elvira Frosini in Sì l’ammore no. L’amore sognato da Rita è invece raccontato ad occhi chiusi, finchè emergono anche i ricordi più nascosti e gli occhi si aprono sul dolore di quel sogno rubato. Lo sanno anche i teatri che la maggior parte delle violenze subite dalle donne avvengono tra le mura domestiche, eppure non è questo che sento in tv. No, in quanto teatro non possiedo una tv. Eppure, non so davvero come faccia, ma questa falsa divinità onnipresente raggiunge anche me, come pure gli sfortunati Figlidiunbruttodio, portati in scena dalla Compagnia MusellaMazzarelli, a lei devoti e ossessionati dal sogno di diventare qualcuno. “Tu sarai Re”: l’ossessione del potere e il ricordo della vita trascorsa sono al centro de Il pigiama di Macbeth, l’originale riscrittura della tragedia shakespeariana interpretata da Luca Stetur con la regia di Claudio Morganti.
Chissà, tutto sommato una memoria forse posso averla. Ma non cambia niente: resto un teatro. Anche per questo molte cose non me le spiego. Così non capisco i cadaveri gonfi come otri sul bagnasciuga e gli invisibili che riposano nei sotterranei delle stazioni, l’artista che va di moda e quello che diventa vecchio all’improvviso, i corpi al servizio di una volgarità rapace e il mito bugiardo del successo facile. Non capisco e non sono certo io, che sono solo un teatro, ad augurarmi un rinnovamento: lo fa la Compagnia Ilinx, con Mundus. Io semplicemente guardo, ascolto, e del resto non posso farne a meno perché le mie porte sono aperte. Anche alla danza, che con Guvot e Mi sposeresti tu? verrà ad abitarmi nel mese di aprile.
Scrivere, ascoltare, ricordare. Espressioni di pensiero. Un pensiero piccolo, minimo, perchè sono un teatro e non una persona con le sue idee e una sua identità. Mi identifico, questo sì, negli artisti di Campo Teatrale con cui condivido memoria, pensiero e domande. La Compagnia CampoTeatrale porta in scena Scomodi Qui, una commedia dedicata a chi ha paura, e Coraggio, il meglio è passato!, uno sguardo sulla crisi del 1929 alla ricerca di analogie con il presente. Promessa in un tango e Time Out sono invece gli spettacoli dei giovani allievi-attori della Scuola di Recitazione Campo Teatrale che la Compagnia ha deciso di accompagnare in scena in questa stagione. Giovani sono anche i protagonisti della rassegna Generazione Scenario 2009, gli artisti emergenti promossi dall’Associazione Scenario. Incontro persone, ascolto racconti, scrivo lettere, ricordo, osservo, cerco. Sono solo un teatro, “un radar sotto i tigli. Non sta a me rispondere, io domando”. Venite a trovarmi, vi aspetto.
Cordialmente vostro,
Teatro Guanella |
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| Ultimo aggiornamento ( mercoledì 09 giugno 2010 ) |






