| Scorticate (PUNTOELINEA BLOG) |
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| Scritto da Amministratore Campo Teatrale | |
| venerdì 02 maggio 2008 | |
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Adattare ai nostri giorni un’opera antica è sempre un’operazione delicata e rischiosa, ma nel caso di “Scorticate” è splendidamente riuscita grazie alle felici intuizioni che hanno guidato la reinterpretazione del testo originale, peraltro ancora incredibilmente attuale per i temi trattati. La commedia si ispira alla novella La vecchia scorticata del letterato e scrittore barocco Giambattista Basile (1575 –1632), il “Boccaccio napoletano” autore del “Pentamerone”(“Lo Cunto del li Cunti”). Nel racconto originale, il re di Roccaforte s’innamora perdutamente, senza mai averla vista, di una splendida e misteriosa fanciulla. La donzella, in realtà, è un’orribile vecchia che decide di approfittare della dabbenaggine del re ingannandolo e sposandolo dopo un incantesimo che l’ha trasformata in una meravigliosa giovinetta. La vecchia compagna di sventura della nuova regina, invidiosa della sua bellezza, si fa allora letteralmente scorticare per emularla e … muore. Nella reinterpretazione della regista Silvia Baldini, le due bruttissime vecchie (Fortunata e Chiaraluce) vivono rinchiuse in casa, concedendosi come unico diversivo la televisione, il re è un loro vicino, un ragazzo vanitoso (Alfredo) che decide di partecipare ad un reality show per conquistare la “ragazza della porta accanto” su cui fantastica da tempo e la magia che dona bellezza e giovinezza a Chiaraluce avviene grazie alla chirurgia estetica e ad un sapiente trucco.
Lo spettacolo, interpretato con vivacità e ritmo, fa sorridere e ridere. Paradossalmente ci si dimentica della laidità delle due anziane donne grazie alla simpatia che suscitano nello spettatore (Fortunata cinica, ma decisamente intelligente, Chiaraluce più romantica e ingenua), al contrario di Alfredo, stupido e vanesio. Ma la comicità delle situazioni non impedisce a chi assiste di riflettere su alcune verità: l’incredibile capacità delle donne, in ogni epoca e luogo, di sottoporsi a reali torture pur di migliorare il proprio aspetto fisico per raggiungere quella bellezza che sembra essere l’unica qualità desiderabile e la potenza del desiderio di amare, che porta ad idealizzare il proprio oggetto del desiderio fino a quando la fine dell’infatuazione conduce alla constatazione della deludente realtà. Molto ben concepita la scenografia, con la trasformazione veloce e funzionale di oggetti e mobili; ironico il commento sonoro ed efficace il gioco di luci.
Chiara Zazzetta |
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| Ultimo aggiornamento ( venerdì 20 giugno 2008 ) |
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