Coraggio, il meglio è passato!° per la scuola secondaria di secondo grado

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Regia

Caterina Scalenghe

Con

Marco Colombo Bolla, Donato Nubile, Sveva Raimondi

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«Il ‘29 era come un casinò da gioco coi dadi truccati. Pochi croupier facevano ballare una massa di gonzi. Vertiginoso, guadagni astronomici, tutto si comprava nella speranza e tutto nella fiducia… E’ questo che ha provocato il crollo, la minima scossa poteva provocare la catastrofe. Non c’erano controlli… Era l’epoca del “tutti milionari”!» (Arthur Miller)

In quegli anni il finanziere newyorchese Bernard Baruch scriveva: «Acquistare a rate, puntando sulla propria capacità futura di ripagare una vita migliore, può essere saggio ma può anche essere spinto all’esagerazione. Abbiamo raggiunto l’esagerazione».

La crisi degli anni 30 colpì quasi tutti gli americani, dovunque vivessero e a qualunque classe sociale appartenessero, e li colpì improvvisamente, senza preavviso e senza lasciargli scampo.

Rivisitare gli anni del New Deal a caccia di analogie è un esercizio curioso e rivelatore. Ci siamo chiesti come nasca quel clima psicologico di fiducia e di esagerato ottimismo che porta a credere realizzabile il sogno di una facile ricchezza, e quale stordimento o distrazione conducano di fatto a consumi irragionevoli. E ora, quando ancora una volta le parole chiave dovrebbero essere “risparmio” e “sobrietà”, la storia sembra ripetersi.

Abbiamo scelto di raccontare l’America degli anni 30 attraverso la voce di Miller e le vicende di una tipica famiglia americana della media borghesia, con uno sguardo verso il nostro tempo che non è poi così diverso.

Il testo, scarnificato e in parte riscritto, e le immagini, che hanno ampio spazio nel lavoro, ci conducono con notizie di cronaca e avvenimenti personali dentro e fuori il loro vissuto quotidiano e all’interno di un mondo che intorno a loro, pian piano, si sgretola fino a crollare.

Tra scioperi, tentazioni razziste, esodi verso terre più ricche e ricerca esasperata di un lavoro, si fa sempre più strada il bisogno di chiarire il proprio ruolo di uomini e donne all’interno di una società, di sentire che, come individui, si appartiene ancora ad una nazione che possiamo servire e ad una famiglia che possiamo proteggere.

Gli attori si muovono all’interno di un piccolo spazio che scandisce un tempo indefinito. Il nylon che imballa, chiude, soffoca, ma anche ripara, accarezza e protegge, riflette la luce semplice e fioca delle lampadine; come a ricreare una sorta di acquario, un luogo all’apparenza magico, ma dal quale uscire diventa impossibile. Pochi elementi fissano momenti di una lotta per la sopravvivenza, e ci conducono in luoghi che non vorremo mai conoscere, come un banco dei pegni, o la fila per il pane.

Rileggere di quel decennio è come rievocare un brutto sogno: furono anni di un realismo senza illusioni, dove però riaffiorò un nuovo rispetto per l’uomo e per i valori di fraternità e di solidarietà.

Il testo narra storie lontane, che ancora ci appartengono e che forse sarà sempre opportuno raccontare: l’uomo, il lavoro, la famiglia, un sorriso, un regalo, un viaggio per cercare, un ritorno per riabbracciare, un ricordo, una danza, il sogno infranto e quello realizzato… La vita.

«In quel periodo, nemmeno sapevo che esisteva un sistema. Pensavo che se un uomo era, diciamo, come mio padre, uno che lavorava sodo e produceva le merci giuste, per forza doveva star bene. Tutto qui. La vita era una questione di individui, mi pare.» (Arthur Miller)


Trailer

Credits: 

Regia

Caterina Scalenghe

Con

Marco Colombo Bolla, Donato Nubile, Sveva Raimondi

Disegno luci

Marco Colombo Bolla

Videoproiezioni e grafica

Michele Migliarini e Chiara Mironici

Foto di scena

Domenico Cicchetti, Danilo Da Re

Produzione

Campo Teatrale

Allegati: 

AllegatoDimensione
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