Un eschimese in amazzonia

TRILOGIA SULL’IDENTITA’ – CAPITOLO III

Progetto vincitore Premio Scenario 2017

I NON PERSONAGGI DEL TERZO CAPITOLO
L’ESCHIMESE (indossa una felpa con cappuccio e sotto di essa avrà la maglia della New Team numero 10, quella di Oliver Hutton)
IL CORO (la massa, la società, a volte sciocca a volte acuta)

Il Coro, tranne in momenti specifici che saranno evidenziati, parlerà all’unisono, attraverso una lingua musicale e ritmata, quasi versificata.
Il Coro è la società in cui vive l’Eschimese o, almeno, come egli la percepisce.
È importante tenere a mente che quanto si leggerà, come detto dall’Eschimese, in realtà, è improvvisato. Quindi sarà più o meno quanto scritto qui di seguito, ma anche il suo contrario.
A volte potrà far sorridere, a volte far piangere, altre risultare detto male.
La ricerca sul linguaggio è tutta basata sulla precarietà e l’instabilità come metafora dell’esistenza dell’Eschimese che non è previsto dalla società in cui abita.
Ogni giorno all’Eschimese è richiesto di improvvisare come essere e come rappresentarsi, senza una via e un modello già prestabilito.
Il linguaggio basato sull’improvvisazione è perciò metafora verticale dell’esistenza dell’Eschimese e, in fin dei conti, di tutti.
Quella che ci si appresta a leggere è, di fatto, una scrittura scenica per cui con le didascalie si cercherà di riportare in qualche modo le azioni degli attori sul palco, ma il testo drammaturgico di per sé rimane incompleto.
UN ESCHIMESE IN AMAZZONIA pone al centro il confronto tra la persona transgender[1] (l’Eschimese) e la società (il Coro), fino ad arrivare al paradosso che l’Eschimese si stanca di raccontare sé stesso. La società segue le sue vie strutturate e l’eschimese si trova, letteralmente, ad improvvisare, perché la sua presenza non è prevista.
Il Coro parla all’unisono, attraverso una lingua musicale e ritmata, quasi versificata, utilizza una gestualità scandita, dando vita ad una società ipnotica, veloce, superficiale, a rischio di spersonalizzazione.

La struttura è quella del “link web”, l’analogia del pensiero manovra le connessioni o forse il nonsense stesso dell’illogica internettiana.

Anche l’Eschimese è parte degli stessi stereotipi della sua contemporaneità, anzi nella sua stand up comedy è personaggio autentico proprio perché vive e rappresenta la propria inautenticità di abitante del Villaggio Globale.
Si sforza di avere una visione soggettiva, ma anche la sua è, a ben guardare, infarcita di luoghi comuni e spersonalizzata.
Il comico nasce anche dal mettere in rilievo quelle dinamiche che rendono l’essere umano marionetta, macchina, ovvero un essere sociale, un essere già giocato dalla cultura.

Paul B. Preciado, filosofo e scrittore, tra i più autorevoli esponenti di studi di genere e politiche sessuali, sostiene che la cosa importante sia opporsi alla standardizzazione che
identifica come patologia quello che non si riconosce, tutto il resto non è che una tassonomia, un sistema di classificazioni.
In altre parole dice che l’identità di genere, quindi il transgenderismo o il cisgenderismo, non sono poi così interessanti.

Il titolo: “Un Eschimese in Amazzonia” è una citazione dell’attivista e sociologa Porpora Marcasciano che evidenzia l’incapacità della società di andare oltre il modello binario di sesso/genere, omosessuale/eterosessuale, maschio/ femmina e che quindi racconta la compromissione di un percorso di vita che potrebbe essere dei più sereni e tranquilli.
La ricerca dei materiali per questo progetto inizia nel 2013 e ha collezionato interviste a molti uomini e donne transgender, a studiosi, a scienziati e a persone qualsiasi che non sapevano assolutamente nulla sull’argomento.

ATTO UNICO DI 65 MIN. CIRCA

RASSEGNA STAMPA

…] divertente, acuto, disincantato, questo spettacolo è una ipotesi di sconfitta che non rinuncia alla ribellione. Ferracchiati, personalità schiva con qualcosa di selvatico, non ama apparire, ma in scena ha una luce speciale, qualcosa di magnetico. […] Se MDLSX dei Motus è una spudorata confessione lisergica, quello di Ferracchiati sceglie l’ironia come esercizio dell’intelligenza applicata alle possibilità del teatro e all’invenzione di una drammaturgia antinarrativa che introietta e restituisce il cortocircuito della narrazione contemporanea. Sara Chiappori – La Repubblica

…] non un banale spettacolo di denuncia o rivendicazione dei diritti transgender e lgbt, ma un oratorio pop sull’affermazione dell’identità. […] l’eschimese, incapace di omologarsi – anche linguisticamente, espressivamente, comunicativamente – a chi lo circonda, disinteressato a far parte di una squadra del buonsenso e del perbenismo. Stefano Casi -Casicritici.com
 
“Ancora una volta THE BABY WALK riesce a scartarsi da posizioni apologetiche riportando al centro l’individuo in quanto tale, nella sua fragile, amorevole, complicata ricerca di identità: transgender come apolide consapevole in una società che sempre più sta perdendo di identità.” – Giulio Sonno
 
«Il lavoro di THE BABY WALK è ancorato ai temi della “fluidità” di genere e si snoda con piglio amaramente ironico nel rapporto tra una incalzante oralità corale e il più statico protagonista, ponendo al centro, fin dalla metafora del titolo, l’evocazione del difficile inquadramento identitario di un soggetto transgender nell’universo delle relazioni quotidiane. Pur nell’evidenza di una scrittura pungente e corrosiva, emerge con forza e parallelamente l’efficacia di una parola strutturata secondo schemi e sequenze ritmiche, a definire un flusso permanente che incrocia di volta in volta gli episodi disinvoltamente “recitati” da Liv Ferracchiati, anche ideatore del lavoro e autore del testo. E tuttavia, nonostante la forte componente testuale, la creazione non si risolve mai in soluzioni puramente narrative, lanciata piuttosto in una corsa performativa che fa anche tesoro delle suggestioni tratte dall’immaginario dei dispositivi tecnologici di ultima generazione». Fabio Acca, Culture teatrali
 
Lo spettacolo va oltre l’intrattenimento: non si esaurisce con la chiamata alla ribalta, ma lancia sul pubblico una scintilla, pronta a cadere sul pagliericcio dei fantocci quali siamo, con le nostre certezze di cartapesta. Si accendono, proiettati sulla platea, riflettori multipli da stadio innescando una miccia pronta ad infuocarci di dubbi, riflessioni, nuove verità. Luca Sant’Ambrogio – KLP Teatro

TRILOGIA SULL’INDENTITA’
“La Trilogia sull’Identità è il racconto di storie ordinarie in cui il transgenderismo non è l’unico centro.

 Trattare il tema dell’identità di genere per noi ha significato interrogare la nostra natura di esseri umani e la nostra possibilità di essere liberi. 
La raccolta dei materiali per questo progetto inizia nel 2013 e siamo arrivati alla conclusione che la transizione è, prima di tutto, un percorso mentale verso la costruzione dell’identità di un individuo.
I cambiamenti fisici, seppure fondamentali per alcune persone transgender, non crediamo siano il fulcro della questione e, a poco a poco, non sono più stati nemmeno il fulcro della nostra indagine.

Andando avanti nel nostro percorso teatrale ci siamo accorti che non era poi così
interessante nemmeno l’identità di genere, ma, per dirlo con le parole di Paul B. Preciado: «[…] La cosa importante era opporsi alla standardizzazione che identifica come patologia quello che non riconosce. Il resto è una tassonomia, un sistema di classificazioni […].».
Il materiale raccolto è stato ripartito in tre spettacoli, dando vita a tre differenti proposte di linguaggio: PETER PAN GUARDA SOTTO LE GONNE, mostra la parola come mancanza e incapacità di comunicarsi, STABAT MATER la innalza a strumento di rappresentazione e ricostruzione della propria identità, mentre in UN ESCHIMESE IN AMAZZONIA diventa metafora della fragilità di qualsiasi forma scegliamo per noi stessi.”
Liv Ferracchiati / The Baby Walk

LIV FERRACCHIATI
(Todi,1985)
Si laurea in Lettere e Filosofia indirizzo Letteratura, Musica e Spettacolo a La Sapienza di Roma e si diploma in regia teatrale alla Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano. Nel 2015, ha avuto esperienza di docenza in Drammaturgia presso la scuola del Teatro Stabile dell’Umbria al Centro Universitario Teatrale.
Nel 2014 vince il bando “Finestra sulla drammaturgia tedesca” e presenta il testo di Albert Ostermaier, SULLA SABBIA, al Piccolo Teatro Studio.
La vocazione di Ferracchiati è rivolta alla scrittura drammaturgica, a partire dall’ideazione di un progetto, per proseguire con la creazione in scena e compiersi con la regia dei suoi lavori.
Nel 2014, scrive e mette in scena il testo TI AUGURO UN FIDANZATO COME NANNI MORETTI! Nel 2015 fonda la Compagnia THE BABY WALK, con la quale dà forma a un progetto che preparava da tempo, la TRILOGIA SULL’IDENTITÀ, sul tema del transgenderismo da femmina a uomo, e ne realizza il primo capitolo: PETER PAN GUARDA SOTTO LE GONNE.
Dal 2015, inizia la sua collaborazione con il Teatro Stabile dell’Umbria, per il quale,
nel 2016, scrive e dirige TODI IS A SMALL TOWN IN THE CENTER OF ITALY, uno spettacolo-documento sulla sua città di origine, che cerca in Todi un paradigma della vita nella provincia italiana, presentato al Ternifestival 2016. Al contempo, lavora alla sua TRILOGIA SULL’IDENTITÀ, con la costruzione del secondo capitolo, STABAT MATER, Premio Hystrio Scritture di Scena 2017 (coprodotto da: Centro Teatrale MaMiMò, Teatro Stabile dell’Umbria/Ternifestival e The Baby Walk). Nel 2017, TODI IS A SMALL TOWN IN THE CENTER OF ITALY, PETER PAN GUARDA SOTTO LE GONNE e STABAT MATER sono stati selezionati da Antonio Latella per la Biennale Teatro 2017. 45. Festival Internazionale del Teatro.
Il terzo e ultimo capitolo della TRILOGIA SULL’IDENTITÀ, UN ESCHIMESE IN AMAZZONIA, Premio Scenario 2017, ha debuttato nella sua prima versione compiuta a Bologna, nel dicembre 2017, per Scenario. Lo spettacolo (coprodotto da: Teatro Stabile dell’Umbria, Centro Teatrale MaMiMò, Campo Teatrale e The Baby Walk) viene presentato in tournée dal marzo 2018.
 
LA COMPAGNIA
La Compagnia THE BABY WALK, fondata da Liv Ferracchiati, nasce nel 2015 con la stesura e l’avvio della TRILOGIA SULL’IDENTITÀ. Il progetto, ideato da Ferracchiati, è un’indagine in tre capitoli sul tema dell’identità di genere. Il gruppo utilizza diversi linguaggi: parola, danza e video. In particolare è indagato il rapporto tra cinema-teatro e tra danza-parola. Ogni progetto, anche se legato agli altri, è un “punto e a capo”. Si ricomincia, si rimette in discussione tutto dalla base, per questo i lavori proposti e realizzati possono anche essere differenti gli uni dagli altri, ma conservano una matrice comune. THE BABY WALK, in questo senso, vuole essere un crocevia pulsante di idee e azioni.
THE BABY WALK sono: Liv Ferracchiati (regista/autore, a volte, anche in scena), Greta Cappelletti (dramaturg/autrice, a volte, anche in scena), Laura Dondi (costumista/danzatrice), Linda Caridi (attrice), Chiara Leoncini (attrice), Alice Raffaelli (attrice/danzatrice), Lucia Menegazzo (scenografa), Giacomo Marettelli Priorelli (light designer/attore), Andrea Campanella (videomaker).
Spettacoli realizzati:
PETER PAN GUARDA SOTTO LE GONNE. TODI IS A SMALL TOWN IN THE CENTER OF ITALY. STABAT MATER. UN ESCHIMESE IN AMAZZONIA

[1] Un o una transgender è una persona la cui identità di genere non è coincidente con il proprio sesso anatomico, in questo caso parliamo di una persona il cui corpo è femminile, ma la cui identità di genere è maschile.

Credits

IDEAZIONE TESTI REGIA DI
LIV FERRACCHIATI
Scrittura scenica di e con (in ordine alfabetico)
Greta Cappelletti/Coro, Laura Dondi/Coro, Liv Ferracchiati/Eschimese, Giacomo Marettelli Priorelli/Coro, Alice Raffaelli/Coro
Costumi
Laura Dondi
Luci
Giacomo Marettelli Priorelli
Suono
Giacomo Agnifili
Organizzatrice di Compagnia
Sara Toni
Ufficio Stampa
Roberta Rem, Francesca Torcolini
Progetto
Compagnia The Baby Walk
Produzione
Teatro Stabile dell’Umbria / Centro Teatrale MaMiMò / Campo Teatrale / The Baby Walk
Progetto vincitore
Premio Scenario 2017

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